Editoriale n. 1 2019

Editoriale n. 1 2019

Alberto Baldi

Università degli Studi di Napoli, Federico II

Eugenio Zito

Università degli Studi di Napoli, Federico II

Il numero 1, anno 2019, della rivista EtnoAntropologia ospita una sezione monografica, curata da Gianfranca Ranisio, composta da sette contributi e dedicata al tema della Salute sessuale e riproduttiva, e due ulteriori articoli nell’area miscellanea. Di essi riportiamo di seguito alcuni cenni rimandando alla loro lettura.

Salute sessuale e riproduttiva

I contributi che compongono la sezione monografica su Salute sessuale e riproduttiva sono stati elaborati sulla scia di tematiche, problematiche e ambiti di discussione emersi nel 2° Convegno nazionale della Società Italiana di Antropologia Medica (SIAM) «Un’antropologia per capire, per agire, per impegnarsi». La lezione di Tullio Seppilli, organizzato a Perugia nei giorni 14-16 giugno 2018, da SIAM e Fondazione Angelo Celli per una cultura della salute in collaborazione con Regione Umbria e Università degli Studi di Perugia.

Questa sezione, ricca e articolata per la varietà di proposte, da un lato offre un significativo contributo al dibattito contemporaneo sul tema, dall’altro stimola a pensare e produrre nuove analisi e ricerche.

Apre la sezione monografica il saggio introduttivo di Gianfranca Ranisio nel quale, partendo dalla definizione di “salute sessuale e riproduttiva” (SSR) viene riesaminato e discusso in modo problematico e critico tale complesso concetto, venticinque anni dopo la sua introduzione in relazione allo sviluppo delle teorie e delle ricerche antropologiche.

Irene Capelli, attraverso una ricerca etnografica condotta a Casablanca in Marocco su gravidanze extra-matrimoniali e iniziative non-governative rivolte alle madri non sposate, analizza il nesso fra salute, genere, sessualità, riproduzione e diritti, mostrando come le politiche di “salute sessuale e riproduttiva” rischino di oggettivare la vulnerabilità dei soggetti a cui sono rivolte, naturalizzandola come dato strutturale da esse incorporato.

Donatella Cozzi si sofferma su un aspetto particolare della “salute sessuale e riproduttiva” relativo alla condizione di salute delle donne rumene migranti in Italia che hanno lasciato i figli in patria, rompendone il legame, per analizzare come tale distanza influisca pesantemente sia su di esse come madri che sui propri figli, con il rischio di una conseguente patologizzazione e medicalizzazione di una situazione derivante dall’incertezza economica che spinge alla migrazione.

Fiorella Giacalone riflette sulle complesse problematiche connesse allo sviluppo della biomedicina della fertilità con la procreazione medicalmente assistita, toccando questioni di grande rilevanza per l’antropologia e per la bioetica rispetto a nuove soggettività e nuove identità, desiderio di maternità, scienza, tecnologia, relazioni ed emozioni.

Milena Greco discute di alcune problematiche relative alla salute riproduttiva e alla maternità di donne di nazionalità ucraina e filippina migranti in Italia, analizzandone in particolare i rapporti con i servizi sanitari di Napoli e Pisa, due città diverse per politiche socio-sanitarie e gestione dei servizi stessi, evidenziando infine il significativo ruolo svolto dalle reti sociali.

Claudia Mattalucci, focalizzandosi sull’esperienza delle coppie che hanno perduto un figlio in gravidanza, esperienza che raccoglie in uno specifico spazio di cura costituito da gruppi di auto-aiuto, analizza la relazione tra perdite perinatali e temporalità, interrogandosi su come dare un senso a tale lutto all’interno di un contesto, quale quello occidentale, in cui la morte o la non nascita di un bambino è vissuto come un fatto anomalo.

Patrizia Quattrocchi, partendo dalla sua esperienza di ricerca, affronta il tema della violenza ostetrica, tematica che ha avuto una certa diffusione in diversi stati dell’America Latina come Venezuela, Argentina, Messico, Brasile e Uruguay, entrando a far parte del quadro giuridico con la conseguente emanazione di specifiche leggi. Mostra inoltre come di contro, in Europa, tale dibattito sia ancora piuttosto debole per diversi motivi di ordine politico e sociale, che includono anche il potere che le corporazioni mediche esercitano nella società.

La miscellanea

Nella miscellanea trovano posto due saggi.

Nel primo Patrizia Resta focalizza la sua attenzione sul contributo specifico che l’antropologia culturale può offrire al sistema educativo italiano in piena fase di transizione, ponendo interessanti interrogativi a proposito di come quest’ultimo influenzi gli studenti e con essi i futuri insegnanti, analizzando punti di forza e debolezza di un approccio educativo interculturale e discutendo il sistema di controllo della qualità dell’istruzione che regola le politiche universitarie.

Nel secondo Alberto Baldi analizza il processo di stigmatizzazione dell’altro, del “diverso”, che si realizza attraverso la produzione di stereotipi visivi e appariscenti e che quindi si articola nel segno grafico, pittorico e scultoreo. Attraverso una ricca carrellata di immagini l’autore ci mostra una rappresentazione alimentata da una strategia di contenimento che, oggi come in passato, pur materializzando visivamente la diversità, allo stesso tempo la disprezza e la demonizza, la corregge e la circoscrive in precise forme e materiali.

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ISSN 2284-0176

 

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